da “Società, cultura, luoghi al tempo di
Ambrogio da Calepio”, Edizioni dell’Ateneo di Bergamo 2005
GIOVANNA CANTONI ALZATI, Il
patrimonio manoscritto del convento di Sant’Agostino di Bergamo: Tommaso Verani
e la catalogazione del 1767
Il presente contributo è dedicato alla biblioteca del convento
agostiniano di Bergamo, nella quale l’erudito operò e dove, fino
all’incameramento napoleonico, si sarebbero conservati il manoscritto del Dictionarium e quello dell'inedito
vocabolario latino-italiano, ora custoditi dalla Biblioteca Civica Angelo Mai.
Come per l’archivio di S. Agostino, anche per la sua biblioteca possediamo una
descrizione preziosa, che ne attesta la consistenza e l’ordinamento in un anno,
il 1767, ormai prossimo alla soppressione del convento e alla dispersione del
suo patrimonio librario (1). In tale
documentazione possiamo dunque veder condensata la storia culturale
dell’Osservanza agostiniana presente dal 1443 in Bergamo (2), una storia di cui Ambrogio da Calepio è stato
parte e che ha illuminato con la sua presenza e il suo lavoro di erudito
umanista. I documenti del 1766/1767, relativi all’archivio e alla biblioteca,
si legano a un altro erudito che operò nell’Ordine, il torinese Tommaso Verani,
certamente meno noto del Calepino, ma anch’egli assai apprezzato dagli
intellettuali del suo tempo e il cui contributo alla vita della Congregazione
agostiniana di Lombardia risulta essere stato di singolare rilievo, grazie a
una pregevole qualificazione ctùturale (3).
Di fatto le sue carte offrono il quadro di diversi archivi e biblioteche della
Congregazione nell’ultimo scorcio della loro esistenza, delineando anche un
efficace spaccato della vita religiosa del tempo e del livello culturale, in
verità non particolarmente brillante, presente nelle diverse cornunità. Una
documentazione tanto preziosa per la storia dell’Ordine agostiniano è rimasta a
lungo ignorata a causa della sua imprevedibile collocazione tra le carte del can. Antonio Bosio, colto
ecclesiastico dell’Ottocento, il cui archivio personale costituisce oggi uno
speciale fondo della Biblioteca Civica di Torino (4).
Paleografo autodidatta, ma valente, formatosi nel contatto diretto coi
manoscritti del convento cremonese, dove era giunto nel 1752, dopo
l’ordinazione presbiterale, e dove era rimasto per quasi un triennio per
completare gli studi teologici, il Verani, la cui consuetudine coi libri
divenne ben presto nota tra i confratelli della Congregazione, già nel 1762 era
stato chiamato dal priore dell’Incoronata di Milano per riordinarvi l’archivio
e la biblioteca. Sarebbero seguite le convocazioni a Crema nel 1764 e a Bergamo
nel 1766. Quest’ultima impresa precedette il passaggio a Roma, dapprima come
vicario superiore a Santa Prisca, e dal 1770 a Santa Maria del Popolo, quale
segretario del procuratore generale Mussi, per incarico del quale procedette
alla sistemazione della biblioteca e, successivamente, dell’archivio della
Procura. Tornato nel 1782 nel nativo Piemonte, si sarebbe occupato delle
biblioteche dei conventi di Torino, Chieri e Carignano. Il suo metodo di lavoro
quale archivista e bibliotecario è stato da lui stesso enunciato nell'Autobiografia. Questo testo, che nella
parte finale assume l’andamento di un diario, riporta nella sua ultima pagina
la data del 6 marzo 1803. Il Verani ne aveva iniziato la stesura nel 1789 e ne
continuò la redazione fin quasi al termine dei suoi giorni; in effetti egli si
spense in quello stesso 1803 a Chieri, dopo aver raggiunto i settantaquattro
anni e quando ormai da diversi mesi viveva in abitazione privata per
l'estromissione dal convento della città, incamerato il 1 settembre dell'anno
precedente (5). Precisi ragguagli in
merito ai criteri di ordinamento e di catalogazione del materiale librario e
d'archivio si trovano pure nelle introduzioni che il Verani talvolta appose
agli Indici da lui redatti. Una tale
introduzione troviamo per Bergamo sia nell'Indice
dei libri e scritture del venerando convento di S. Agostino di Bergamo, frutto
dei nove mesi di lavoro trascorsi nell’archivio (6),
sia nell’Indice dei manoscritti di S.
Agostino di Bergamo relativo alla biblioteca (7).
Ma qualche ulteriore indicazione sull'intensa attività svolta tra le mura della
Città Alta si trova anche nelle Memorie
storico-cronologiche principali del convento inserite dal Verani nel suo
già citato Indice dei libri e scritture (8). Il
patrimonio librario della residenza agostiniana di Bergamo aveva conosciuto già
prima del Verani un ordinamento sistematico, tradottosi nel 1696 in una
catalogazione, che il Verani stesso denomina “Indice antico” (9), ma di cui
non ci è pervenuta documentazione diretta. Ne era stato autore il padre Angelo
Finardi, impegnatosi pure in un'organica sistemazione delle pergamene
dell'archivio, senza peraltro giungere a una loro effettiva schedatura (10). Fin dall’Indice
antico la biblioteca risulta articolata in distinti settori, designati con
lettere alfabetiche e di fatto connessi a specifici ambiti disciplinari. Nelle
segnature, il numero arabo posto dopo la lettera maiuscola stava a indicare
l’ordine di successione del singolo volume nell'ambito del rispettivo settore.
Si trattava di un ordinamento nel quale, in un certo qual modo, si rifletteva
la crescita nel tempo del materiale librario e il suo accorparsi nella
biblioteca. Il disordinato processo di sedimentazione vissuto da tale materiale
era ben evidenziato anche dall'indfferenziato susseguirsi, senza soluzione, di
stampati e manoscritti, in una mescolanza che riproponeva la situazione
determinatasi nella biblioteca a partire dall'acquisizione dei primi incunaboli
(11). Di fatto l'intervento
strutturalmente più rilevante del Verani fu proprio lo scorporo dei manoscritti
dal complesso degli stampati e la conseguente creazione nella biblioteca di
un'apposita e separata sezione, contraddistinta da una propria segnatura. Fu
questa la fondamentale scelta operativa che caratterizzò tutte le iniziative di
riordino intraprese dal Verani nelle biblioteche della Congregazione, a partire
dall'esperienza iniziale condotta nel convento di Cremona, i cui manoscritti
latini egli aveva visto accuratamente censiti ad opera di Antonio Possevino e,
quantunque non scorporati dal complesso dei volumi a stampa, comunque segnalati
in apposito elenco fin dal 1606 (12). Con
riferimento alla biblioteca del convento bergamasco, nella prefazione al citato
Indice dei manoscritti di S. Agostino di
Bergamo così il Verani si esprime: Essendo la dovizia de' manoscritti il
pregio maggiore di una biblioteca, e dovendo questi restar appartati e ben
custoditi per appagar, quandoché sia, la lodevole curiosità degli uomini saggi,
perché si abbiano in ogni tempo alla mano, né restino più come prima cogli
stampati confusi e nascosti, si sono insieme raccolti e nelle prime scanzie a
mano destra entrando riposti (13). Anche
in merito alle segnature elaborate per questo nuovo fondo venutosi a
costituire, egli non tralascia di dare puntuali indicazioni: Laddove i libri
stampati segnati vengono con un numero arabo ed una lettera d’alfabeto, i
manoscritti saranno notati con due numeri, uno imperiale o romano, il quale
indicherà la scanzia ed il secondo sarà arabo denotante il respettivo posto del
volume in quella tal scanzia a numero romano segnata, ed acciocché non s'abbia
eziandio a confondere il primo numero romano: I, colla nona lettera dell'alfabeto?,
invece del primo numero, I., ci siamo serviti della Croce, come da moltissimi
anche in varie altre scienze ed arti si suol usare, servendosi poi per l'altre
scanzie de' numeri romani II.III.IV., e così proseguendo (14). E’ proprio questa segnatura del Verani a
costituire lo strumento più immediato per identificare ancor oggi, dopo la
dispersione, i codici un tempo appartenuti alla biblioteca del convento
bergamasco dell’Osservanza agostiniana. Va immediatamente segnalato che il
citato Indice dei manoscritti di S. Agostino di Bergamo non è l’unico
repertorio dei manoscritti del S. Agostino steso dal Verani. In effetti, com’è
detto nell'Autobiografia e viene
documentato nelle carte personali dell’erudito, fu dato costante nella sua
opera di riordinatore nelle diverse biblioteche, dopo il preliminare recupero
dei manoscritti procedere alla loro schedatura, apponendovi le nuove segnature
e facendone registrazione in quello ch’egli talora chiamava, come nel caso di
Bergamo, Indice, ma che in altre occasioni
appare da lui definito Catalogo. Si
trattava in concreto di un elenco dei codici ordinato per segnatura, arricchito
con dati sui testi e sugli autori, cui si accompagnavano annotazioni d’ordine
filologico e rimandi a volumi anche d’altre biblioteche, e non solamente
agostiniane. L’analisi dell'insieme di questi Indici/Cataloghi mostra
un succedersi di aggiunte e correzioni, riflesso evidente del progredire degli
studi e dell'approfondimento delle conoscenze, ma altresì della continua
scrupolosa revisione cui il Verani sottopose per tutta la sua vita le proprie
acquisizioni. Terminata la redazione dell'Indice/Catalogo di ogni singola biblioteca,
prezioso strumento di lavoro per il bibliotecario non meno che per l’erudito, e
ovviamente strumento di carattere assolutamente personale, il Verani traeva da
questo le schede destinate a comporre il definitivo Indice dei manoscritti. Costituito da una scarna elencazione in
ordine alfabetico dei codici con indicazione della relativa segnatura,
quest'ultimo Indice veniva lasciato
ai responsabili locali della biblioteca, perché ne curassero la riproduzione
calligrafica. Ho già dato in altra sede la trascrizione di tale Indice alfabetico relativo al convento
di Bergamo (15). Da esso si può
agevolmente recuperare un quadro d'insieme del patrimonio codicologico della
biblioteca, i cui esemplari di maggior rilievo furono dal Verani riuniti
all'interno di una particolare scansia, contrassegnata dal numero IX romano (16). Nel contesto del presente convegno sembra
tuttavia di maggior interesse rivolgere una specifica attenzione all’Indice/Catalogo, e segnatamente alle annotazioni che in esso documentano
l'attenzione dal Verani prestata all’opera di Ambrogio da Calepio. Si tratta in
particolare dei due codici, relativi rispettivamente al Vocabularium latino-italicum e
al Dictionarium, dal riordinatore significativamente inseriti nella ricordata
scansia IX e contrassegnati dai numeri 24 e 25 (17).
Quanto all’aspetto codicologico, il Verani del primo volume ricorda il formato
in folio, le circa duecento carte, la sostanziale completezza (con qualche
eccezione all'interno); mentre del secondo, oltre alla dimensione: "in
folio... alto poco meno d’un palmo", al numero delle carte: 923, alla
mancanza dei fogli iniziali, segnala anche il "carattere mediocre"
della scrittura. Ben più articolate risultano le annotazioni di tipo erudito
che sostanziano la presentazione dei due codici. Nel caso del Vocabularium latino-italicum si tratta
di una serie di osservazioni che rivelano la cura con cui il Verani aveva
indagato la fortuna del Calepino negli eruditi entrati in contatto con questo
codice bergamasco. Egli attribuisce alla consultazione di questo Vocabularium, in luogo del Dictionarium, la scarsa considerazione
del Facciolati per il Calepino, e segnala l'incongrua attribuzione dell'opera
all'età giovanile dell'autore, attribuzione enunciata dal Calvi, che il Verani
mostra essere insostenibile, appellandosi al Foresti e alle parole della
prefazione vergata all'inizio del codice (18).
Quanto al Dictionarium, e con
specifico riferimento al lemma Abdo,
con cui il testo comincia a causa di una mutilazione iniziale, è degna di nota
l'interessante precisazione che tale lemma del manoscritto risulta assente
nell'edizione del 1513 e nelle successive. In queste puntualizzazioni possiamo
scorgere le tracce di quelle accurate ricerche che avrebbero portato il Verani
a elaborare due consistenti saggi sul Calepino, apparsi rispettivamente nel
1782 sul "Nuovo Giornale de' Letterati d’Italia" e nel 1785 sulla
“Continuazione del Nuovo Giornale de' Letterati d'Italia”. Quest'ultimo
intervento in particolare si configurava come una replica all'accusa di plagio
mossa da più parti al Calepino, e ripresa anche nell'edizione del Thesaurus dello Stephanus apparsa a
Lipsia nel 1749. Tale accusa veniva confutata dal Verani mostrando come nel Dictionarium in più occasioni fosse
esplicitamente indicata l'originaria paternità delle citazioni e come in altri
casi l’opera mostrasse una consapevole presa di distanza rispetto alle scelte
dei lessicografi, come il Valla o il Perotti, dai quali si diceva dipendere (19). Se è presumibile che l'interesse del Verani
per il Calepino sia stato particolarmente stimolato dall'esperienza del
soggiorno nel convento bergamasco, gli scritti citati mostrano come tale
interesse si sia comunque conservato anche successivamente. Lo attesta pure la
richiesta, menzionata nell’Autobiografia,
con cui il Verani in anni più tardi si rivolse, invano, ai confratelli di
Bergamo, inviando loro anche un proprio collaboratore per avere specifiche
notizie sul codice del Dictionarium (20). Il
fatto che all'inviato sia stato addirittura impedito l’accesso alla biblioteca
e che al Verani non sia stata fornita alcuna risposta è un indizio eloquente
della scarsa considerazione in cui era allora tenuto presso la comunità
agostiniana di Bergamo il lavoro svolto dal dotto confratello nel 17661767, e
più in generale il suo impegno culturale. Questo atteggiamento, probabile
riflesso di una generale crisi involutiva della comunità religiosa del S.
Agostino, non scalfisce peraltro l'effettivo valore dell'operato del Verani. A
lui, del resto, in quegli stessi anni, e proprio per quanto realizzato nel
convento di Bergamo, autorevole riconoscimento sarebbe venuto dalle autorità
laiche della Serenissima, i cui Inquisitori deputati alla visita degli archivi
“dei Regolari” non poterono che effondersi in lodi per quanto a Bergamo da
questo bibliotecario della Congregazione era stato realizzato (21). Tuttavia dopo pochi lustri altre autorità
laiche si sarebbero presentate al convento agostiniano, e questa volta per
estrometterne definitivamente i religiosi, incamerando il patrimonio librario
che il Verani aveva con tanta fatica riordinato e prendendo possesso dei
documenti in nove lunghi mesi da lui accuratamente censiti. Al “buon ordine” (22) costruito dall'erudito discepolo di
sant'Agostino sarebbe in breve seguita un'irreparabile dispersione. Dopo due
secoli da quegli eventi, è ancora una volta grazie alle carte del Verani che quel
complesso di testi e di documenti torna a delinearsi dinanzi ai nostri occhi,
nuovamente ricomponendo, seppure in termini virtuali, la sua antica unità.
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(1) Cfr. G. CANTONI ALZATI, Il “buon ordine”
nella libreria di S. Agostino di Bergamo: Tommaso Verani e il suo Indice del 1767, in “Analecta Augustiniana”, vol. LIX
(1996), pp. 91-128.
(2) Per la documentazione in
merito all’avvio di tale presenza si rinvia a E. CAMOZZI, Le istituzioni
monastiche e religiose a Bergamo nel Seicento. Contributo alla storia
della Soppressione Innocenziana nella Repubblica Veneta, “Bergomum”, vol.
LXXV (1981), pp. 131-145.
(3) Sul Verani e sulla sua attività, segnatamente nel
convento di Crema, mi permetto di rinviare a G. CANTONI ALZATI, L'erudito Tommaso Verani e la biblioteca
agostiniana di Crema nel Settecento, “Insula
Fulcheria”, vol. XVIII (1988), pp. 147-189, con edizione dell’Indice dei
manoscritti composto dal Verani stesso nel 1764 (pp. 166-189).
(4) BIBLIOTECA CIVICA DI TORINO, Fondo Bosio, voll. 124-132. L’intero fondo nasce da
un originario lascito testamentario a favore del Collegio torinese degli
Artigianelli, ed è attualmente presente nella Biblioteca Civica in forma di
deposito. Sul Bosio si rinvia a G. CLARETTA, Antonio Bosio nei suoi scritti, nelle sue opere di
beneficenza, e nelle sue relazioni sociali. Memorie biografiche sociali,
Torino 1883.
(5) Il testo dell’Autobiografia compare sotto il titolo Notizie della vita del p. Fra Tommaso Cherubino Verani, al secolo Melchior Andrea
Torinese Agostiniano della Congregazione di Lombardia, affigliato al convento di S. Agostino di Chieri, da lui
medesimo scritta, in BIBLIOTECA CIVICA DI TORINO, Fondo Bosio, vol. 132, ff. 129r-175v.
(6) Per la copia originaria conservata presso l’archivio
di Stato di Bergamo si rinvia a G. ALESSANDRETTI, L'Archivio del convento di S. Agostino di Bergamo. Inventario delle
scritture superstiti, “Archivio Storico Bergamasco”, vol. IV (1983), pp.
157-170. Una riproduzione fotostatica si conserva, sempre a Bergamo, sotto la
segnatura AB 443 nella Biblioteca
Civica Angelo Mai.
(7) Il titolo completo di tale Indice suona Indice dei
manoscritti di S. Agostino di Bergamo compilato da me Fra Tommaso Verani nel
1767 quale deve poi essere messo per ordine con annotazioni unitamente a quelli
di Milano, Crema, Cremona, Roma, Torino, Chieri, Carignano, ecc. Esso si trova
nel citato Fondo Bosio della Biblioteca Civica di Torino, vol. 127, ff. (senza
ordine) 340r-391r. Le indicazioni di metodo sono nella nota iniziale, posta
sotto il titolo Indice de'manoscritti di Bergamo, attualmente ubicata al f.
374r.
(8) BIBLIOTECA CIVICA ANGELO MAI DI BERGAMO (d’ora in poi
BCBg), AB 443, ff. 14-20.
(9) Indice de' manoscritti di Bergamo, f. 361r.
(10) Informazioni al riguardo nell’Indice dei libri e scritture del venerando convento di S. Agostino di Bergamo:
BCBg, AB 443, f. 2. In merito al Finardi (1630-1706), dotto frate
bergamasco, si può vedere D.A. PERINI, Bibliografia
Augustiniana, II, Firenze 1931, p. 70. Al lavoro del
Finardi nel convento bergamasco aveva fatto riferimento anche il Tiraboschi,
indicandone in particolare la durata triennale: Notizie intorno al monastero e alla Chiesa di S. Agostino in Bergamo BCBG, ms. Psi 4, 44 (MMB 726),
f. 721.
(11) Elenchi di acquisizioni furono redatti in particolare
da Giacomo Filippo Foresti. Una sua prima documentazione al riguardo si trova
nel ms. Raccolta di carte riguardanti il
convento di S. Agostino (Bergamo,
Bibl. Civ. A. Mai, AB 222);
qui, oltre agli appunti relativi agli acquisti (ff. 211r-223v), si
conservano due rendicontazioni, molto vicine cronologicamente, stese attorno al
1486 (ff. 203v-210v). Entrambe portano
al loro termine un elenco di acquisizioni, con 41 voci, sotto il titolo Ordo librorum nostrorum in Bibliotecha Bergomi
repositorum [ed. G. ANTONUCCI, Bibliotheca
Bergomi, ”Bergomum”, vol. XXVIII (1934), pp. 247-248. Un ulteriore più
tardo elenco di 68 voci, sempre del Foresti. è reperibile su fogli pergamenacei
allegati a una copia dell'edizione veneziana del 1503 del suo Supplementum Chronicarum [Bergamo, Bibl.
Civ. A. Mai, Cinquecentina 6.668; Le
cinquecentine della Biblioteca Civica “A. Mai” di Bergamo, a c. di L.
CHIODI, Bergamo 1973, p. 146; ed. A. AZZONI, I libri del Foresti e la Biblioteca conventuale di S. Agostino, “Bergomum”, vol.
I-II (1959), pp. 37-441. Cfr. A.
FRATTINI, Gli incunaboli miniati della
“Angelo Mai” appartenuti ai conventi di S. Agostino e di S. Stefano,
“Bergomum”, vol. LXXXII (1987), pp. 27-42.
(12) Cremonensis bibliotheca celebris quae extat apud
patres Ord. D. Augustini libri manuscripti latine, in ANTONII POSSEVINI
mantuani Societatis Iesu Apparatus sacer ad Scriptores Veteris et novi
Testamenti, III, Venetiis 1606, pp. 138-139.
(13) Indice de' manoscritti di Bergamo, f. 374r.
(14) Ibidem.
(15) G. CANTONI ALZATI, Il
"buon ordine” nella Libreria di S. Agostino di Bergamo, pp. 107-128.
(16) Vi si trovavano, tra gli altri, una copia delle Metamorfosi di Ovidio con commento di
Pierre de Bersuire [attualmente BCBg, ms. Fi retro 8 (cassaforte 3,4)], una Summa de casibus di Bartolomeo da S.
Concordio [attualmente BCBg, ms. Delta 1,21 (MA 51)], nonché un Breviario appartenuto al fondatore della
Congregazione, fra’ Gianrocco da Pavia [attualmente BCBG, ms. Gamma 1,32 (MA
26)].
(17) Indice dei manoscritti di S. Agostino
di Bergamo: BIBLIOTECA CIVICA DI TORINO, Fondo Bosio,
vol. 127, ff. 360r, 361r.
(18) Ibid., f. 360r.
(19) T. VERANI, Notizie di Ambrogio Calepino da Bergamo
della Congregazione Agostiniana di Lombardia. Articolo II,
“Continuazione del Nuovo Giornale de’ Letterati d’Italia”, vol. XXXII (1785).
(20) Autobiografia: BIBLIOTECA CIVICA DI TORINO, Fondo Bosio, vol. 132, f. 150r.
(21) Ibidem.
(22) Indice dei
libri e scritture del venerando convento di S. Agostino di Bergamo: BCBg, AB 443, f. 1r; cfr. G. CANTONI ALZATI, Il “buon ordine” nella Libreria di S.
Agostino di Bergamo, p. 96.